2021: Non è bisogno, è voglia di qualcosa di nuovo

Dec 30, 2020

Ho raccontato il mio 2020 in un lungo post ma c’è ancora qualcosa da dire e forse basta una sola parola per inquadrare questo folle anno: squilibrio.

Su questa parola e sul concetto c’è una bellissima riflessione di Martin Lindstrom. Lindstrom dice che siamo tutti costantemente fuori equilibrio e che la nostra missione è recuperarlo. Siamo sovrappeso e vogliamo tornare in forma, ci sentiamo insicuri e vogliamo imparare a controllare le nostre emozioni, ci sentiamo soli e cerchiamo di incontrare l’anima che ci completi. Questo genere di emozioni parte dallo scalino più basso dei bisogni, la classica piramide di Maslow, e si alza sino alle esigenze più articolate e complesse.

Con la teoria degli squilibri si può provare a spiegare gran parte delle nostre azioni come individui, e gli sforzi di ogni impresa. La Jobs theory, molto chiara a chi come Lindstrom si interessa al comportamento umano e agli small data, dice più o meno la stessa cosa: ciascuno di noi ha un lavoro da compiere e, in generale, il compito di ogni umano, in modi e contesti diversi, è divenire la versione migliore di se stessi.


Una delle migliori immagini per parlare di Jobs To Be Done, realizzata da Samuel Hulick. Ne avevo parlato tempo fa sul blog di Beople

Niente di nuovo. O quasi.

Il 2020 ci ha squilibrato un po’ tutti. Chiusi in casa, confinati, distanziati o a volte avvicinati – pensiamo a convivenze familiari divenute troppo frequenti e complicate – abbiamo perso molti equilibri che pensavamo fossero scontati.

Abbiamo toccato con mano l’incertezza, sfiorato concetti di povertà e precarietà, sentiti soli. Sentiti inutili.

Come persone che comunque possono fare ben poco per salvare il mondo. Se stessi. I propri cari.

Ma anche come persone che a ben vedere controllano ben poco della propria vita.

Come uomini e donne di business. Svanita l’illusione e la monotona regolarità, in un mondo squilibrato, quanti si sono sentiti di avere qualcosa di veramente buono da offrire al mondo?

Ecco, penso che per molti, almeno per me che scrivo e penso per chi fa un lavoro che si può definire identitario – con buona pace di chi continua a menarla con “tu non sei il tuo lavoro” – la grande domanda sia stata questa: ne vale la pena?

Il mio amico Sebastiano oggi ha scritto che “è passato un anno, non un altro anno. E che ci ha fatto capire che il mondo che abbiamo costruito finora è solo uno tra i tanti possibili E nulla vieta in teoria di crearne uno un po’ migliore.”

Al di là dei grandi temi e delle grandi sfide (clima, eguaglianza, sicurezza, ecc.) quali mondi alternativi personali abbiamo immaginato fingendo di seguire l’ennesima conference call?

Mettendo in muto, fingendo di avere poca connessione, dove ci siamo sognati di essere realmente?

Lo squilibrio è un po’ quello di Neo dopo aver scelto la pillola blu. Una volta fatto non puoi tornare indietro.

Non lo vogliamo. In fondo.

Non è bisogno

Scelta la pillola rossa. Infilata in gola anche contro la nostra apparente volontà, siamo finiti nella tana del bianconiglio. Una tana profonda e senza troppe indicazioni.

Non sappiamo bene dove andare perché nessuno c’è mai stato e di sicuro non ci siamo mai stati noi.

Penso che sia questo che molti di noi provano. O, tanto per essere chiari e non apparire presuntuoso, almeno questo è quello che provo io.

Incertezza. Paura. Precarietà. Sì, certo ma non è bisogno.

È più un sogno. Desiderio.

Un languorino come quello della signora vestita di giallo nella più famosa delle pubblicità italiane.

Non sappiamo bene come ne usciremo, quando finirà, se questo 2021 sarà con noi più gentile o bastardo come quello che si sta concludendo.

Non sappiamo se ne usciremo davvero rinforzati, come sarà e quando sarà una nuova normalità.

Sappiamo però che chiusi nelle nostre case e nelle nostre vite qualcosa abbiamo visto e non ci è piaciuto. E qualcos’altro abbiamo sognato e ci intriga.

Non sappiamo bene cosa. Lo scopriremo solo vivendo, come diceva Battisti.

Non è bisogno.

Non è che senza quel qualcos’altro non possiamo proprio andare avanti.

È voglia di qualcosa di nuovo. Di diverso.

È voglia di qualcosa di buono.

L’augurio che faccio a me stesso e a chi ha la fortuna o sfortuna di trovarsi nella mia stessa situazione è di trovare in questo 2021 che inizia il dolcino giusto.

Di trovare un Ambrogio che ci capisca e ci aiuti.

O perché no, visto che in fondo è ancora Natale e a Natale siamo tutti più buoni, di provare a essere ciascuno l’Ambrogio di un altro.

Newsletter?

Se ti è piaciuto questo post(o), prendi in considerazione di iscriverti alla mia newsletter. È un modo per farmi sapere che ci tieni a ciò che scrivo e, circa una volta la settimana, ricevere le mie idee sulla tua mail. 

Non sappiamo bene dove stiamo andando ma ci servono “parole per cam...

Feb 02, 2021

Meglio in alto! (Personal branding per persone che odiano il person...

Jan 18, 2021

2021: Non è bisogno, è voglia di qualcosa di nuovo

Dec 30, 2020

Davide Cardile: thinking partner & story strategist. E altre storie.

Niente può portarti lontano quanto una buona storia.

Pensata bene. Raccontata bene. Alle persone giuste.

Lavora con me