Survival vs creative: un cambio di paradigma necessario, problematico, entusiasmante.

Jul 25, 2021

Siamo circondati da scelte. E, come prevedeva Drucker, siamo del tutto impreparati a scegliere. Specie se la scelta non ricade più sugli obiettivi ma sul gioco a cui giocare.

 

Se sei in giro da diciamo almeno trent’anni avrai fatto di sicuro una partita a Mario Bros su una qualche console Nintendo. Se non sai di cosa sto parlando è comunque probabile che tu abbia giocato a qualcosa di simile o visto giocare tuo figlio o visto qualche video nostalgico su Youtube. 

Io, cresciuto negli anni 90, ho passato la mia infanzia con giochi di questo tipo.

Fantastici, almeno questo è ciò che mi ricordo di quando ci giocavo.
Ma soprattutto semplici. E questo è qualcosa che oggi posso apprezzare ancora di più.

Prendi Mario Bros.
Avevi un joystick con due lettere (a e b) e le frecce direzionali.
Destra e ti giravi a destra.
Sinistra e ti giravi a sinistra.
A per saltare e B per sparare qualcosa.
O giù di lì.
Ma la cosa davvero importante è che dovevi semplicemente andare avanti.
Andavi avanti, trovavi qualche tipo di sfida e dovevi superarla.
Piano piano diventi abbastanza bravo per farcela.

Inoltre, almeno nelle prime versioni di Mario, non potevi neanche tornare indietro.
Non potevi sbagliare.
Non dovevi scegliere.

Dovevi superare sfide determinate seguendo una strada determinata.

Con gli anni la situazione si è complicata.
Già in alcune versione successive di Mario Bros era comparsa una mappa e iniziavano ad esserci le prime scelte.
Ma anche così, tutto sommato, si trattava di roba semplice.

Oggi è tutto diverso.
Complesso. tridimensionale. Discrezionale.

Ti buttano lì e sono cazzi tuoi come arrivare dove devi arrivare.
Anzi, il più delle volte devi pure capire qual è il tuo obiettivo.

Sto ancora parlando di videogames.
Ma c’è molto in comune con questi tempi.
Fuori dai videogames, nella vita reale, nel mestiere di vivere, di fare impresa, di guadagnarsi da vivere, di scegliere la vita che vuoi vivere.

Una volta, così almeno dicono i libri, il figlio del falegname faceva il falegname. Il figlio dell’architetto l’architetto. Il figlio dell’avvocato l’avvocato. E così via.
Questo di certo portava una serie di problemi e guai, specie per chi nella lotteria pescava male ed era in fondo alle gerarchie.
Ma era semplice.

La cosa più nuova di questi tempi, non è affatto la tecnologia. È la scelta.
Anzi, è la mancanza di predeterminazione.

Drucker ne parlava già una ventina di anni fa: «È probabile che tra alcune centinaia di anni, quando scriveranno la storia della nostra epoca da una prospettiva di lungo termine, l’evento più importante per gli storiografi non sarà la tecnologia, né internet né l’e-commerce. Sarà un cambiamento senza precedenti nella condizione umana: per la prima volta – letteralmente – un numero di persone considerevole e in rapido aumento può scegliere. Per la prima volta dovranno gestire se stesse. E la società è del tutto impreparata a questo»

Se davvero fosse un videogame, la domanda sarebbe: bisogna arrivare in fondo o arrivare primi?

Fuori dai giochi, nel grande gioco, la domanda assomiglia a qualcosa tipo: a cosa bisogna aspirare? 

Survival vs Creative

Ancora a proposito di giochi, mio figlio da un paio di anni si è appassionato a Minecraft. Io speravo che avrei passato le giornate a giocare a Fifa e lui invece si è appassionato a un gioco che solo per giocarci devi stare a ragionare per ore. Vabbè, ciascuno ha le sue attitudini ed è giusto così.

Ad ogni modo non è questo il punto.
Il punto, la cosa interessante è che in questo gioco ci sono a quanto ho capito diverse modalità per giocare ma le più diffuse sono due: survival e creative.

In modalità survival come si può intuire bisogna rimanere vivi. Costruire un qualche tipo di rifugio per passare la notte, armarsi e allenarsi per combattere i nemici.

Nella modalità creative invece non c’è alcun nemico. Nessun pericolo. Nessuna necessità di pensare alla tua sopravvivenza. C’è qualcosa di più difficile: devi creare ciò che ti piace.

Penso che questi tempi e la sfida sia proprio questa.
Se abbandoniamo la modalità survival a cosa dovremmo dedicarci?

Chi era preparato a giocare in Creative?

Non solo, se possiamo scegliere e se la scelta riguarda non solo cosa fare ma anche a che gioco giocare, cosa sceglieremo?

Probabilmente non si tratta più di obiettivi ma di temi da dare alla nostra vita; un’idea ben espressa qualche anno fa da James Altucher e su cui di recente è tornato a rifletterci Niklas Goke.

Obiettivi vs Temi

Un obiettivo ha bisogno di una visualizzazione costante per concretizzarsi. Un tema può essere interiorizzato ogni volta che la vita ti porta a rifletterci sopra.

Un obiettivo divide le tue azioni in buone e cattive. Un tema rende ogni azione parte di un quadro più grande.

Un obiettivo è una costante esterna che non puoi controllare. Un tema è una variabile interna di cui devi assumerti la responsabilità.

Un obiettivo ti costringe a pensare a dove vuoi andare. Un tema ti porta a riflettere su dove ti trovi e se ci stai bene.

Un obiettivo ti condanna a ordinare il caos della vita o a considerarlo un fallimento. Un tema offre lo spazio per avere successo in mezzo a quel caos.

Un obiettivo esclude le opportunità di realizzazione attuale a favore di una ricompensa più o meno lontano. Un tema cerca opportunità di significato nel presente.

Gli obiettivi sono appiccicosi. Armature ingombranti che ti appesantiscono. I temi sono fluidi. Cambiano, insieme a te.

Un obiettivo chiede "cosa voglio?"
Un tema chiede “chi sono io?” Chi voglio essere?


Buone domande.
Buon gioco a tutti.

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