Un turista fa escursionismo nelle Highland scozzesi, e si ferma in un pub a bere. Le uniche persone all'interno sono il barista e un anziano che sorseggia una birra. Ordina una pinta e stanno lì seduti un attimo.

Improvvisamente l'anziano si gira verso di lui e dice, "Vede questo bar? Ho costruito questo bar a mani nude con il legno più pregiato della contea. Gli ho dato più amore e affetto che ai miei figli. E mi chiamano MacGregor il costruttore di bar? No."

"Vede quel muro in pietra laggiù? Ho costruito quel muro a mani nude. Ho trovato ogni singola pietra, l'ho sistemata sotto il freddo e la pioggia. E mi chiamano MacGregor il costruttore di muri? No."

"Vede quel molo sul lago laggiù? Ho costruito quel molo a mani nude. Ho tirato su le palafitte contro la marea, tavola per tavola. E mi chiamano MacGregor il costruttore di moli? No.

Ma ti fotti una capra..."

Ricorda che stai entrando in una conversazione

L’aneddoto di sopra è abbastanza famoso, sono quasi sicuro di averla sentita almeno più di una volta, ambientata nelle montagne sarde ma anche in quelle siciliane o della Brianza.

Questa storia però è anche il modo in cui Andrew Stanton – produttore e sceneggiatore della Pixar – scelse di rompere il ghiaccio in un Ted del 2012 che sarebbe diventato tra i più visti di sempre.

Al di là di un incipit divertente e inaspettato, ci sono alcune lezioni che si possono trovare in questa storia e che caratterizzano le migliori mai raccontate.

Creano visioni: leggendo hai sicuramente iniziato a pensare a come fosse fisicamente il vecchio del racconto (a me ogni volta viene in mente il personaggio delle pubblicità Findus), l’ambiente e forse anche il colore di una birra o uno Scotch che sicuramente qualcuno stava gustando in un pub scozzese.

Hanno appigli: come detto prima, le migliori storie offrono all’interlocutore appigli, cioè elementi familiari per riuscire a seguire il discorso e immaginare. Gerald Graff e Cathy Birkenstein, in They Say, I Say: The Moves That Matter in Academic Writing, suggeriscono:

"ricorda che stai entrando in una conversazione e quindi devi iniziare con" ciò che gli altri stanno dicendo”.

Semplificano: come le favole di Esopo e le parabole cristiane. Hanno il potere di trasformare idee complesse in messaggi chiari e che infine appaiono anche perfettamente logici.

Ma, soprattutto, legandomi proprio al Ted di Stanton, hanno una caratteristica sempre rispettata: non danno 4, offrono “2+2”. In altre parole: creano un ambiente in grado di aiutare l’interlocutore a comprendere, immaginare e infine dedurre il significato.

Al diavolo i fatti, abbiamo bisogno di storie! -Ken Kesey

Negli ultimi 10 anni la mia vita è gravitata intorno alla scrittura. Una scrittura meno intelligente e fantasiosa di un cartone della Pixar o un film di fantascienza. Ho aiutato a comunicare (e prim’ancora come ghostwriter ho letteralmente scritto) nel campo del benessere, della finanza, della formazione, del business B2B anche in campi apparentemente sacri o terribilmente noiosi. Quando sono riuscito a fare un buon lavoro ha coinciso sempre con una qualche buona storia.

Se ti va di provarci, nelle righe che seguono trovi alcuni consigli.

1) Usa la tua storia

Quando comunichiamo, a qualsiasi livello e in qualsiasi formato, il nostro vero e unico vantaggio competitivo (sarebbe meglio dire ingiusto) è la nostra storia personale. È difficile che qualcuno abbia vissuto le nostre stesse esperienze e le abbia vissute allo stesso modo.

Raccontare qualcosa di noi fa paura, ci rende vulnerabili ma ci rende anche reali. Offre alle persone un messaggio sincero e aumenta esponenzialmente la possibilità che ci diano attenzione e fiducia. In altre parole: nulla crea empatia come la tua vera storia.

Una frase per comprenderne la potenza è quella del conduttore della tv per bambini Mr Rogers: "Francamente, non c'è nessuno che non possiate imparare ad amare dopo aver sentito la loro storia." (citata proprio nel Ted di sopra).

Personalmente ho usato frammenti della mia storia personale in quasi tutti i pezzi che hanno ottenuto più successo.

Ho scritto di come abbia faticato a trovare il mio posto sul mercato. Ho scritto di come mi sia sentito alla prima ecografia dei miei bambini. Di come un mio mentore, che oggi non c’è più, mi abbia insegnato a muovermi nel mondo degli affari e relazionarmi con le persone.

Un pezzo, non mio, che ho amato è questo in cui Brynne Tyllmann, esperta di LinkedIn ha raccontato il momento in cui le è stato diagnosticato un cancro e soli sei mesi da vivere.

Memoir of Brynne Tillman ▷ Six Months to Live

Oppure, probabilmente la cosa più forte emotivamente che ho letto, è quella in cui John Morrow, tra i massimi esperti di blogging al mondo, ha ripercorso la sua infanzia (è affetto da una grave malattia che non gli permette neanche di tenere una penna in mano) e l’incredibile forza della madre.

On Dying, Mothers, and Fighting for Your Ideas

2) Usa una storia divertente

Quando Charlie Chaplin e Albert Einstein si conobbero, Einstein disse: “Quello che più ammiro nella vostra arte, è la sua universalità. Non dite una parola, e nonostante ciò tutto il mondo vi comprende.”

“È vero,” rispose Chaplin “ma la vostra gloria è ancora maggiore: il mondo intero vi ammira, anche se nessuno vi capisce”

Ecco un esempio di storia divertente con cui introdurre un discorso. Unico appunto che mi sento di consigliare è di essere un po’ più ambiziosi e cioè meno banali, scontati. Quando si utilizza una storia divertente, specie al crescere della “cultura” e aspettativa del nostro pubblico, la differenza è data da quanto una storia sia più o meno conosciuta.

Il nostro dovere da “scrittori e comunicatori” è anche quello di arricchire il nostro interlocutore. Lui ci dà il suo tempo, noi? Davvero vogliamo ricambiare con una storia di Chaplin e Einstein? O con l’ennesima storia sul garage di Steve Jobs?

Su dai, uno sforzo. A volta una ricerca su Google o più libri letti possono esserci di aiuto.

(chiaramente spero possa essere utile anche la Banca delle Storie)

Consiglio aggiuntivo: a volte una storia divertente lo è solo in virtù del contesto in cui la proponiamo; come nel caso del Ted di Stanton in cui viola le aspettative del pubblico con una storia divertente e al limite del politicamente corretto.

3) Usa una storia vera (non per forza inerente il tuo settore)

In questo caso intendiamo una storia che non è nostra.

Possiamo utilizzarla a scopo metaforico, per rompere il ghiaccio e introdurre il discorso o anche per cercare di fare riflettere in modo divertente e insolito. Ad esempio, ecco una storia (diversamente divertente)

Pochi settori come quello dell’aviazione sono soggetti a un numero così elevato di innovazione o tentativi di innovare. Nella storia un posto di rilievo spetta al Vought F7U Cutlass, caratterizzato da un design rivoluzionario che eliminava l’ala di coda e presentava le ali “spezzate”.

Un successo annunciato se non per un particolare: era veloce ma faticava a rimanere in aria, e i turboreattori facevano davvero fatica a farlo alzare dal terreno. Tre dei prototipi si schiantarono in fase di test, circa il 25% degli apparecchi vennero persi a causa di incidenti più o meno gravi.

Come puoi usare questa storia? Beh, se vuoi parlare di design e dell’importanza delle funzionalità a dispetto della bellezza e dell’effetto wow…

4) Usa una storia celebre o di una persona celebre (ma non troppo)

Anche qui vale il consiglio dato prima: lascia stare Steve Jobs ed evita di raccontare per l’ennesima volta quanti fallimenti occorsero a Edison per inventare la lampadina.

Durante una conferenza stampa un giornalista gli chiese: “Dica, Mr. Edison, come si è sentito a fallire duemila volte nel fare una lampadina?”

Ebbene, la risposta di Edison fu: “Io non ho fallito duemila volte nel fare una lampadina; semplicemente ho trovato millenovecento-novantanove modi su come non va fatta una lampadina”.

Come fare per trovare storie interessanti? Il consiglio è anche qui molto banale e uguale a quanto detto prima: leggi molto... o iscriviti alla Banca delle storie.

Ecco un tipo di storia che mi piace spesso raccontare e che rende bene l’idea del potere di una storia vera per introdurre i tuoi pensieri.

“Eravamo nel 1989 e mi trovavo a Makanga, un villaggio remoto e poverissimo nella regione di Bandundu, in quello che all’epoca era lo Zaire e che ora è la Repubblica democratica del Congo. Facevo parte di un team impegnato a indagare su un’epidemia di konzo, una malattia paralizzante irreversibile che avevo scoperto per la prima volta in Mozambico anni addietro. Il progetto di ricerca aveva richiesto due anni di pianificazione, e ogni dettaglio – le autorizzazioni, gli autisti, gli interpreti e le apparecchiature da laboratorio – era stato preparato con la massima accuratezza. Però avevo commesso un grave errore. Non avevo spiegato bene agli abitanti di Makanga cosa volessi fare e perché. Volevo intervistarli e prelevare campioni di cibo, sangue e urina, e avrei dovuto essere con il capo del villaggio quando lo aveva riferito agli altri. (…)

Rosling, il protagonista di questa storia, rischiò di essere ucciso a colpi di machete dagli abitanti del villaggio.

«Dicono che tu vuoi vendere il sangue, che ci stai ingannando, che paghi solo il capo e che poi userai il sangue per fare qualcosa di cattivo. Dicono che non devi rubare il loro sangue.»

Rosling si salvò solo per il tempestivo intervento di un interprete locale, che spiegò per bene il senso della sua ricerca e come avrebbe potuto salvare centinaia di vite. L’errore che Rosling vuole far notare con questa storia è il rischio di presumere che tutti sappiano cosa stai facendo, che abbiano le tue stesse conoscenze, usi e costumi.

Penso che una storia di questo tipo si presti a essere raccontata e adattata in molti contesti aziendali, legandola all’importanza di connettersi e conoscere il proprio pubblico e dell’importanza della comunicazione reale tra manager e persone.

5) Non dare 4, dai 2+2

Lascia che ciò che dici sia l’inizio, non tutto.

Inizia una storia alla quale le persone possano dare seguito e significato.

Scrivi, parla, per iniziare una conversazione.

Non dare 4, dai “2+2”, è il miglior consiglio che si possa ricevere.