Jaron Lanier è uno dei personaggi più sfaccettati dei nostri tempi, nel 2010 è stato inserito dal Time tra le 100 persone più influenti. Ha iniziato la sua carriera nel mondo dell’informatica, lavorato in Atari, fondato nel 1985 VPL Research , Inc., la prima azienda a vendere occhiali e guanti VR . È conosciuto soprattutto per avere ideato Second Life, per molti il punto di partenza della realtà virtuale.

Un giorno a una conferenza in Colorado, durante una pausa, mentre era seduto su una panchina fuori dall’hotel, una donna, biondissima e signorile si sedette accanto a lui. Anzi, letteralmente sopra.

“Scusa, sei seduta sopra il mio braccio?”

“Sai quanti uomini pagherebbero per questo?” rispose la donna.

“Ti libero se accetti di scrivere per me”.

La donna in questione aveva un forte accento greco ed era Arianna Huffinghton, Jaron Lanier iniziò così ad essere uno degli editorialisti di punta del giornale.

I primi tempi, raccconta Lanier, furono esaltanti. I suoi pezzi erano sempre tra i più letti, tra i più commentati. Poi iniziò ad avvertire disagio.

Cuociamo tutti nello stesso brodo, manipolandoci, gasandoci. Dopo un po’ ho notato che scrivevo cose in cui non credevo, solo per procurarmi una botta all’umore. Scrivevo quello che sapevo che la gente voleva sentire, oppure il contrario, perché sapevo che sarebbe partito un flame. Oddio! Ci ero ricascato, stavo diventando uno stronzo.

Anni dopo, nel 2018, avrebbe pubblicato “dieci ragioni per abbandonare i social media”, adducendo tra le tesi principali il fatto che i social ci rendano stronzi.

La scelta, scrive, è tra vittimizzare o diventare una vittima.

“gli influencer più famosi, hanno dichiarato che non bisogna essere troppo gentili con gli altri, perché è una cosa che dimostra debolezza all’interno di quell’acquario altamente competitivo. Bisogna essere seguiti più che seguire gli altri, ne va delle apparenze.”

Acquario

Acquario è un termine inquietante ma che trovo azzeccato. In un acquario si trovano pesci che solitamente sono abituati a vivere in mare, in oceani, in laghi. Liberi.

Capita che convivano pesci che in natura non si sarebbero mai incontrati.

Capita che qualcuno, senza prendersi la briga di informarsi, metta specie che in natura sono acerrimi nemici… e che poi uno mangi l’altro.

La cosa principale di un acquario però è che non si tratta né di un mare né di un fiume. È un ambiente artificiale. Come i social.

A differenza dei pesci in un acquario noi però continuiamo ad avere una vita anche fuori. Quanta differenza vi è tra i due mondi? Poca? Molta? Nessuna?

Non è questo il punto. Nell’acquario è il gioco dell’acquario.

Dico questo per ricordare a me stesso che ciò che vediamo spiattellato sui social non è necessariamente la vita vera, e che anche gli stronzi in fondo possono ancora essere brave persone se le incontri nel parco o se ci esci la sera.

Possiamo farne a meno?

Ho letto il libro di Lanier all’indomani della pubblicazione, ci ho trovato tantissimi spunti e mi sono trovato d’accordo su tutto. Quasi tutto. Tutto ad eccezione di due cose: il titolo e il messaggio.

Non è vero che è possibile eliminare i propri account e uscire dai social.

Lo è per Lanier (che ha attivo solo il suo sito web) che può contare su un pubblico di milioni di lettori, ormai acquisiti, su incarichi sparsi in diversi settori e diverse parti del mondo, e probabilmente su una certa quantità di soldi per cui lavorare è più un modo per tenersi in forma che una vera necessità.

Per il resto di noi umani, non è possibile.

Il business si crea con le relazioni, le relazioni oggi si creano sui social. Vale per freelance e imprenditori ma, come ormai gli ultimi anni hanno insegnato, anche per chi ha un posto fisso che ormai non ha più nulla di sicuro.

Rimane solo scegliere: essere vittima o vittimizzare?

A proposito di critici, haters e persone che non ci piacciono

Io ho questo genere di guerra interiore tutto il tempo. Tutto quello che ho lo devo ai social. Ma non mi piacciono. Non come si potrebbe pensare.

Mi piace il fatto di poter incontrare persone interessanti, di poter trovare qualcuno, uno alla volta, con cui parlare e con cui dividere ansie e progetti. Mi piace il fatto di poter dire che ogni tanto mi sento solo e trovare qualcuno che mi dica “anche io”… il che ci rende entrambi meno soli.

Ma ha un costo.

Io apro ogni giorno quasi tutti i social principali e ogni giorno trovo cose che invece mi piacciono pochissimo.

Ho imparato a contare sino a dieci. E ho imparato a non parlare. Ogni tanto sbotto ma vorrei farlo costantemente.

Gente con i suoi consigli su come diventare influente ma che non è seguita da nessuno.

Gente che consiglia come trovare lavoro e non ne ha uno neanche per sé.

Gente che condivide il teorema di Pitagora come se non fossimo bravi a cercarcelo da solo o come se ci interessasse davvero.

Gente che si comporta male e gente che finge di comportarsi bene, il che mi fa incazzare di più.

E poi, chiaramente, ci sono io. Io che ogni giorno scrivo qualcosa e poi non la condivido.

È una cazzata? Mi dico.

La maggior parte delle volte sì. Ed evito di spiattellarla sulle bacheche.  Ogni tanto mi dico invece “no”, ma evito ugualmente. I social non sono fatti per le cose troppo vere.

E infine c’è il fatto che ogni tanto capita di beccare qualcuno che entra a gamba tesa e ti dice come hai sbagliato, come sei sbagliato. Questa settimana mi è successo diverse volte.

Un tizio ha ottenuto centinaia di like e condivisioni denigrando il lavoro di certuni… e in quei certuni c’ero io.

E un altro, a suo modo brillantemente, ha consigliato ad alcuni (e anche qui c’entravo io) di fare un altro lavoro.

E io avrei voluto urlare forte. E dirlo: coglione!

Ma poi mi ricordo dell’acquario. Del gioco. E so che non è questa la mia battaglia.

Anche se proprio il fatto di scegliere le battaglie è la regola su cui si basa il gioco e che ci tiene in un acquario.

E dunque?

Resisto. Vado avanti.

Cerco di rimanere fedele ai miei principi e mi prendo e prenderò la libertà di contraddirli e contraddirmi.

Anche se ogni tanto, guardandomi in giro, “loro” non mi piacciono.

Chi critica, chi odia, chi fa cose che faresti in modo diverso.

Meno male che c’è Paulo, che sa trovare le parole.

"Non prendere le critiche troppo sul serio. Non hanno davvero il potere di convincere (o evitare) che qualcuno compri un libro, un CD o di andare a una mostra. Non dare loro l'importanza che non hanno. Stanno cercando di guadagnarsi da vivere, e questo è tutto." Paulo Coelho

Stiamo tutti cercando di guadagnarci da vivere.

A qualcuno importa solo questo.

A qualcuno anche “come”.

E questo è tutto.