Trentacinque anni per prenderlo sul serio
Poker all'italiana, con i miei genitori. Serate di fine anni Ottanta, il pacchetto di sigarette in mezzo al tavolo, marche diverse a seconda di chi veniva. Non ricordo se vincevo, ricordo che volevo restare alzato.
Poi è arrivato il boom del 2008, come per tutti, e con quello le prime partite live, quelle che si facevano dove capitava, e i primi siti, Full Tilt prima che finisse come è finita. Da lì sono passati quindici anni in cui ogni tanto giocavo, ogni tanto vincevo, più spesso perdevo, ma poco, perché non era una cosa seria.
Il pacchetto di sigarette e il solver
All'inizio del 2023 ho deciso di studiare. Ho preso un coach e ho cominciato a lavorarci ogni giorno, e strada facendo ho capito una cosa che non mi aspettavo: non volevo diventare un giocatore di poker, volevo che il poker facesse parte della mia vita. È una differenza che sembra piccola e non lo è, perché la prima è un'ambizione, e le ambizioni a quarant'anni si scontrano con tutto il resto, mentre la seconda è una decisione su come impieghi le tue giornate.A seconda del periodo dell'anno, mi trovi con i capelli corti, o lunghissimi.
Poi è arrivato quello che è arrivato, e il poker è diventato un'altra cosa ancora. C'erano un mutuo da pagare e tre figli, e c'era una cosa da fare ogni sera che mi teneva la testa dove doveva stare.
Ho cominciato a grindare a settembre. Da allora ho messo insieme più di quindicimila tornei e un profit di quasi 100k. Non male per quello che doveva essere un hobby.
Solver e altri problemi
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Odio i form.
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